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Ecomafie, scendono i guadagni dei clan. Campania maglia nera dei reati. Lombardia prima per corruzione

I dati del dossier 2016 di Legambiente: nel 2015 il “fatturato” delle ecomafie è calato di tre miliardi, a 19,1, per probabile effetto della contrazione degli investimenti su opere pubbliche e rifiuti. 947 gli illeciti contestati, 118 dei quali per il nuovo reato di inquinamento ambientale. Grasso: “Necessario rafforzare gli interventi contro la corruzione, uno dei peggiori nemici dell’ambiente per le collusioni nelle pubbliche amministrazioni”

di Luisiana Gaita
A più di un anno dall’entrata in vigore della legge sugli ecoreati, il rapporto ‘Ecomafia 2016’ è quello della ‘scossa elettrica’. Così lo ha definito il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafano, presentando in Senato i dati raccolti dall’Osservatorio nazionale ambiente e legalità dell’associazione, grazie al contributo delle forze dell’ordine. Il primo dato è che il “fatturato” delle ecomafie è sceso di quasi 3 miliardi di euro, assestandosi sul 19,1 miliardi. Altri dati: sono 947 gli illeciti contestati (118 per il nuovo reato di inquinamento ambientale, 30 per disastro ambientale); 1185 persone denunciate e 229 beni sequestrati per 24 milioni di euro. I reati ambientali sono in leggera flessione e crescono gli arresti, “primi segnali di una inversione di tendenza dopo l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale”. Nel 2015 sono stati accertati 27.745 reati ambientali, arrestate 188 persone, 24.623 quelle denunciate. E anche se si tratta di un fenomeno nazionale, spiccano i numeri negativi che riguardano le quattro regioni con una presenza tradizionalmente radicata della criminalità organizzata: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. E se la Campania è maglia nera per numero di reati, sul fronte della corruzione legata a illeciti ambientali (302 inchieste in 5 anni in Italia, con 2.666 arresti) al primo posto c’è la Lombardia, seguita da Campania, Lazio, Sicilia e Calabria.

GRASSO: RAFFORZARE GLI INTERVENTI CONTRO LA CORRUZIONE – “I dati segnalati indicano, da una parte, l’aumento di denunce e arresti e, dall’altra, la diminuzione degli illeciti ambientali perché le imprese di fronte a un rischio penale consistente sono meno tentate di ricorrere all’illegalità ambientale”. Questo il commento del presidente del Senato Piero Grasso, secondo il quale “per completare il quadro della difesa penale è necessario rafforzare anche gli interventi contro la corruzione, uno dei peggiori nemici dell’ambiente a causa di quelle collusioni nelle pubbliche amministrazioni e negli enti di controllo che fanno prevalere gli interessi privati delle imprese e dei corrotti su quelli generali”. Per Grasso “è sulla politica che grava la principale responsabilità”.

LA CAMPANIA TORNA MAGLIA NERA – Mentre l’anno scorso il rapporto metteva in evidenza il calo dei reati in Campania e un aumento degli illeciti in Puglia (maglia nera con il 15,4% dei reati accertati in Italia), i dati relativi al secondo semestre del 2015 riportano la Campania al primo posto. “L’anno scorso – ha commentato Ciafano – si sono visti i risultati di una forte azione di contrasto e di controlli serrati della terra dei fuochi, mentre quest’anno anche la classifica delle province italiane rispecchia la nuova situazione, con Napoli e Salerno ai primi posti tra quelle con il maggior numero di reati, seguiti da Roma.

LA PRESENZA DEI CLAN – Quasi la metà (il 48,3%) dei reati accertati sono stati commessi in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, dove si registrano anche episodi criminali da parte della criminalità organizzata ai danni degli amministratori che si impegnano contro i reati ambientali. L’Osservatorio nazionale ambiente e legalità di Legambiente ha censito in Italia dal 1994 ad oggi 326 clan, con un volume di affari pari a 19,1 miliardi di euro solo del 2015 “con un calo di 3 miliardi rispetto al passato – ha spiegato Ciafani – dovuto anche alla netta contrazione degli investimenti in opere pubbliche e rifiuti.

DAL CICLO DEL CEMENTO AI RIFIUTI – Crescono i reati contro gli animali, crescono gli incendi e tra i crimini agroalimentari più diffusi spicca la contraffazione. Per quanto riguarda il ciclo del cemento, in Italia sono stati accertati 4926 reati, 13 al giorno. Nel 2015 sono stati costruiti 18mila immobili abusivi solo in Campania, dove si registra il 18% degli illeciti. Seguono la Calabria (12%), il Lazio e la Sicilia (entrambe al 10%). Emblematico quanto è accaduto in Sicilia, dove il sindaco di LicataAngelo Cambiano ha avviato le demolizioni di alcune ville abusive a Torre di Gaffe (Agrigento). Nei mesi scorsi, nel corso della trasmissione ‘L’Arena’ ha confermato il pugno di ferro e, il giorno dopo, per tutta risposta, qualcuno ha appiccato il fuoco nella sua casa di campagna. Esperienze positive, invece, nella lotta all’abusivismo edilizio si registrano in provincia di Lecce. Sul fronte dei traffici illeciti dei rifiuti l’Osservatorio rileva un record: dal gennaio 2015 al maggio 2016 sono stati sequestrati 3,2 milionii tonnellate di rifiuti illegali.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it