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Le imprese del riciclo fanno risparmiare 12 miliardi

Tessuti con le arance, cassonetti smart. L’economia circolare tira. Le previsioni di minor spesa al 2025 delle filiere fondate sugli scarti
di Giulia Ciampanelli
Una filiera. Dove gli scarti di un’impresa sono le materie prime per l’altra. Si chiama economia circolare ed è il modello industriale del momento. Votato alla sostenibilità, ma anche alla massimizzazione del profitto. «Il rifiuto non è più un prodotto, bensì una risorsa: lo scarto assume valore economico e la discarica diventa una perdita secca», dice Gianluca Carenzo, direttore del Parco tecnologico padano che promuove ogni anno Alimenta2Talent. Il progetto supporta e finanzia una nuova generazione di startup per l’economia circolare. Le stime parlano di un potenziale risparmio di materie prime per l’industria di 12 miliardi di euro in Italia e di 400 miliardi in Europa entro il 2025 con l’adozione del sistema (fonte: «La nuova economia dei rifiuti. Soluzioni industriali e prospettive verso l’economia circolare», Edizioni Ambiente, novembre 2015). E la logica sulla quale cui si fondano molte nuove imprese.

Moda sostenibile
Applica il concetto di economia circolare al settore tessile Orange Fiber, startup di Catania che sviluppa tessuti cosmetici per la moda partendo dalle oltre 700 tonnellate di scarti dell’industria agrumicola. «Abbiamo brevettato il primo tessuto realizzato con gli scarti delle arance e arricchito, grazie alle nanotecnologie, con oli essenziali di agrumi e principi attivi, tra cui la vitamina C», spiega la fondatrice Adriana Santanocito. L’azienda è anche sostenitrice di Fashion Revolution, il movimento internazionale per una moda più equa coordinato in Italia dalla stilista Marina Spafadora: che l’ha illustrato a Milano il 18 aprile, presente anche Orange Fiber (il 24 aprile è stato il «Fashion Revolution Day»).

Il caso di Torino
Nesocell, nata in seno al Politecnico di Torino, si occupa invece di isolamento termoacustico degli edifici sfruttando i rifiuti delle cartiere per applicazioni edili. Gli scarti vengono impermeabilizzati, resi ignifughi e soffiati nelle intercapedini dei muri esterni per garantire isolamento dal calore e dal freddo. L’inserimento dei fiocchi di cellulosa migliora l’isolamento termico e consente di ottenere, dice l’azienda, una riduzione dei costi di climatizzazione invernali tra il 25 e il 45%.
Insomma, il potenziale delle imprese green in Italia è enorme.

I comparti
Uno dei comparti di maggiore successo è quello delle bioplastiche, materiali ottenuti da scarti biologici. L’Italia è leader nel settore dell’industria chimica biocompatibile, come testimonia il caso Novamont. «In Italia siamo dotati di forti competenze», prosegue Carenzo. «Sostenere la ricerca per sviluppare bioprodotti dovrebbe diventare una priorità del Paese». Oltre ai biomateriali, si sta sviluppando il comparto biogas. Slh, per esempio, è una startup incubata in I3P, al Politecnico di Torino, che ha messo a punto un sistema per trasformare grassi animali e oli vegetali in biodiesel a costi contenuti e alta redditività.

Cash for trash
E i rifiuti casalinghi? Ci sono imprese che ne incentivano e supportano il riciclo. L’Eurven di Trevignano (Treviso) realizza eco-compattatori (400 installati in tutta Italia) che per ogni bottiglia o lattina gettata restituiscono un buono sconto da usare in attività convenzionate. E da poco a Monselice, in provincia di Padova, anche denaro. Cash for trash, di Eurven, è il primo «cassonetto» intelligente che offre un centesimo di euro in cambio di ogni rifiuto riciclato. Basta scaricare 2Pay, app gratuita realizzata da una startup padovana, e dopo essersi registrati si può iniziare a inserire bottiglie e lattine. Per ognuna di queste Cash for trash emetterà uno scontrino con un codice che, inquadrato con lo smartphone, caricherà un centesimo di euro in un borsellino elettronico. Il credito accumulato potrà essere usato dai cittadini virtuosi per pagare le spese nelle attività commerciali aderenti al progetto. Cash for trash è in grado di differenziare automaticamente, ridurre fino al 90% il volume iniziale dei rifiuti e trasformarli in una ecoballa pronta per essere inviata alla filiera del riciclo.

 Tratto da: corriere.it