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Le schifezze che si trovano sui fondali italiani

Mancata depurazione delle acque di scarico e cattivo funzionamento dei depuratori. Aggravati da maleducazione e inciviltà di parte della popolazione

di Paolo Virtuanidi
Altro che pesci, coralli e conchiglie. Nei fondali italiani ci sono tonnellate di rifiuti di tutti i tipi: pneumatici, motorini, sedie, computer, assorbenti, bastoncini per le orecchie, deodoranti per wc e un mare di plastica. Le cause? Al primo posto sicuramente la mancata depurazione delle acque di scarico e il cattivo funzionamento dei depuratori. E qui le colpe sono da dividere equamente tra amministrazioni comunali poco attente (eufemismo) e cittadini che non «pressano» sindaci e assessori per avere servizi per i quali pagano ma che non funzionano. Ma una parte importante è dovuta alla maleducazione e all’inciviltà di parte della popolazione. E poi non lamentiamoci se i turisti stranieri abbandonano le nostre spiagge disseminate da plastica e mozziconi alla ricerca di posti magari meno belli ma almeno più puliti.

L’iniziativa di Legambiente
Sono migliaia i sacchi di spazzatura raccolti in tutta Italia nello scorso fine settimana nel corso dell’iniziativa «Spiagge e fondali puliti» di Legambiente. Solo nei fondali del porto di Torre del Greco (Napoli) sono stati ritrovati due carcasse di motorini, 35 pneumatici e venti computer. Alla foce del fiume Sarno i volontari hanno portato in superficie contenitori di plastica e polistirolo, sedie, due cartelli stradali, mozziconi di sigaretta, pezzi di copertoni e involucri di materiali tossici usati da carrozzerie. Nel litorale laziale sono stati raccolti più di 20 quintali di plastica, vetro e rifiuti di vario genere. A dispetto di tutte le classificazioni ambientali di vario genere delle nostre spiagge.

Fenomeno generale
Ma nel resto dell’Italia non va molto meglio. Le situazioni più critiche sono state rilevate sulla spiaggia di Coccia di Morto a Fiumicino in prossimità della foce del Tevere, a Olivella di Santa Flavia (Pa), nella spiaggia sul mar Piccolo a Taranto. Tanto per fare un esempio, nella spiaggia di Canovella de’ Zoppoli a Duino Aurisina (Trieste) ben il 65% dei rifiuti trovati sono riconducibili a reti per la raccolta delle cozze. Anche la pesca ci mette del suo.

Un mare di rifiuti
L’indagine «Beach litter», realizzata per il terzo anno da Legambiente che a maggio ha monitorato 47 spiagge per una superficie di poco più di un ettaro, ha rinvenuto 33.540 rifiuti spiaggiati. In media sono 714 rifiuti per ogni 100 metri lineari di spiaggia: di plastica per il 76,3%, mozziconi di sigarette (7,9%), carta (5,5%), metallo (3,6%), vetro/ceramica (3,4%), legno (1,3%), rifiuti tessili (1,2%), gomma (0,8%). Tra i rifiuti spiaggiati dalle onde figurano anche tappi e coperchi di plastica e metallo (7,8%), bottiglie di plastica (7,5%), reti da pesca (3,7%), piatti e posate usa e getta (3,5%), materiali da costruzione (2,3%), bottiglie e pezzi di vetro (1,9%), bottiglie e contenitori di detergenti (1,8%).
Un problema più vasto
«Il problema dei rifiuti spiaggiati e di quelli in mare», dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, «rappresenta la punta di un problema molto più complesso che deve essere affrontato al più presto. Circa il 70% dei rifiuti che entra a contatto con l’ecosistema marino affonda e solo il 15% resta in superficie. Per contrastare l’abbandono selvaggio dei rifiuti è indispensabile un impegno comune e il coinvolgimento delle amministrazioni e dei cittadini. La spiaggia e il mare sono un bene comune da proteggere e non una discarica a cielo aperto».

Tratto da: repubblica.it