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Manifesto Italia rifiuti-free di Legambiente

Manifesto dei 1.500 comuni e dei cittadini ricicloni
Per un’Italia rifiuti free
Per un’economia circolare made in Italy

In Italia, l’esperienza avanzata e virtuosa di 1.500 Comuni Ricicloni e di filiere di riciclo e riuso
internazionalmente riconosciuti, coesiste con una gestione dei rifiuti urbani novecentesca, troppo
legata all’uso della discarica, agli smaltimenti indifferenziati, all’inadeguatezza delle politiche di
prevenzione, di trattamento e riciclo, alla mancata separazione dei rifiuti speciali o pericolosi, una
gestione troppo spesso permeabile alla corruzione, alle infiltrazioni delle ecomafie e della
criminalità ambientale.
Oggi l’Italia è in grado di lasciarsi alle spalle le croniche emergenze e i conseguenti disastri
ambientali. Sono infatti sempre più numerose le esperienze di gestione sostenibile dei rifiuti
fondate su raccolte differenziate porta a porta, riciclaggio, sistemi di tariffazione puntuale, riuso e
politiche locali di prevenzione. Si sono create nuove opportunità ambientali, economiche, sociali e
l’innovazione impiantistica della valorizzazione dell’organico, degli ecodistretti e delle cosiddette
fabbriche dei materiali rende possibile la massimizzazione del riciclaggio, anche delle frazioni fino
ad oggi avviate a incenerimento e smaltimento. Grazie all’innovazione gestionale e impiantistica
oggi è quindi possibile uscire dall’era degli impianti di smaltimento.
Come si allontana lo spettro dell’emergenza che grava ancora su diversi territori? Come si
completa la rivoluzione dei rifiuti? Lo si fa replicando le buone pratiche di gestione su tutto il
territorio nazionale, costruendo tanti impianti finalizzati alle attività di riciclaggio e riuso, facendo
diventare il ciclo integrato dei rifiuti gerarchico anche sotto il profilo dei costi: serve un nuovo
sistema di incentivi e disincentivi per fare in modo che la prevenzione e il riciclo siano più
convenienti, anche economicamente, rispetto al recupero energetico e allo smaltimento in
discarica.
Per ridurre gli smaltimenti illegali di rifiuti, speciali e non, poi deve essere completata la rete
impiantistica ed è fondamentale aumentare la qualità e l’efficienza del sistema dei controlli
ambientali, ancora troppo a macchia di leopardo sul territorio nazionale.
Dieci proposte per un’Italia libera dall’emergenza rifiuti
1. Chi smaltisce in discarica deve pagare di più a vantaggio di chi ci va sempre meno
Per disincentivare l’uso della discarica serve utilizzare la leva economica per imporre un aumento
dei costi di conferimento. Il governo e il parlamento italiano dovrebbero modificare la legge 549
del 28 dicembre 1995 che ha istituito il tributo speciale per lo smaltimento in discarica (la
cosiddetta ecotassa regionale) trasformando l’attuale limite massimo di 25 euro per tonnellata in
una soglia minima di 50 euro per tonnellata, con sconti progressivi per i Comuni in base al
superamento delle percentuali di raccolta differenziata secondo un criterio di proporzionalità che
premi le amministrazioni più virtuose.
2. Utilizzare i proventi dell’ecotassa per le politiche di prevenzione, riuso e riciclo
Oggi solo il 20% dei proventi dell’ecotassa viene utilizzata per finalità ambientali e solo una parte
di questi sono destinati al ciclo dei rifiuti. La nuova ecotassa dovrebbe prevedere che il 100% del
gettito dell’ecotassa affluisca in un fondo regionale che va finalizzato con criteri ben precisi (oggi
questo non è previsto). Si dovrebbe utilizzare il 50% di questo fondo per il sostegno alla filiera
degli acquisti verdi e del Green Public Procurement (GPP) e l‘altro 50% per la promozione delle
politiche di prevenzione e riuso, di diffusione delle raccolte differenziate domiciliari secco/umido e
della loro qualità finalizzata al riciclaggio anche mediante campagne di informazione e
sensibilizzazione, per le bonifiche dei siti inquinati, per il finanziamento delle agenzie regionali per
l’ambiente e per la gestione delle aree naturali protette (escludendo qualsiasi ipotesi di
finanziamento al recupero energetico, previsto invece dalla legge istitutiva dell’ecotassa ancora
oggi vigente).
3. Premiare le popolazioni e i comuni virtuosi: non posticipare gli obiettivi sulla raccolta
differenziata
Nella logica di aumentare il costo di conferimento della discarica facendo leva sull’ecotassa è
fondamentale che venga scongiurata l’ipotesi di prorogare i termini temporali entro cui
raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio. Se venisse approvata la
proroga sugli obiettivi di raccolta differenziata, le multe che dovrebbero pagare i Comuni
inadempienti verrebbero meno per i prossimi anni. Insomma si premierebbe chi non rispetta le
legge e sarebbe una vera beffa per i Comuni virtuosi che hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%
posto dal d.lgs. 152/2006 al 31 dicembre 2102.
4. Eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti
Negli ultimi 20 anni, la combustione dei rifiuti è stata ampiamente incentivata rispetto ad altre
forme di gestione. Nonostante l’Europa indicasse di perseguire la prevenzione dei rifiuti e il
riciclaggio prima del recupero energetico, queste due opzioni non hanno mai avuto lo stesso
trattamento di favore riservato invece alla combustione. Per questo si deve:
– bloccare l’erogazione degli incentivi per la produzione di elettricità da combustione e
gassificazione dei rifiuti per i nuovi impianti (come è stato fatto già per il fotovoltaico con la fine
del quinto conto energia), dovrebbero essere mantenuti per il recupero energetico da digestione
anaerobica o da biogas di discarica;
– bloccare gli incentivi anche per il recupero di energia da rifiuti in co-combustione in impianti
industriali esistenti (cementifici, centrali a carbone, etc);
– avviare il percorso per l’uscita volontaria di impianti di recupero di energia dai rifiuti dal regime
degli incentivi, per liberare la bolletta elettrica da questo onere improprio, sul modello di quanto
fatto con gli impianti di combustione del gas prodotto da residui di raffinerie o di impianti a ciclo
combinato a gas naturale di cui usufruivano incredibilmente come se fossero fonti rinnovabili.
5. Incentivare il riciclaggio perché diventi più conveniente del recupero energetico
– si deve prevedere un regime di IVA agevolata (ad esempio al 10%) per i manufatti realizzati con
una percentuale minima di materiale riciclato;
– per alimentare il mercato dei prodotti riciclati è fondamentale promuovere gli acquisti verdi
ripartendo dal flop del decreto 203 del 2003 e dall’inadeguato contesto normativo che non
prevedeva ad esempio sanzioni per voltare una volta per tutte pagina;
– per la diffusione degli acquisti verdi in Italia è fondamentale poi l’obbligatorietà dell’adozione dei
criteri ambientali minimi negli appalti pubblici per beni, servizi e opere delle pubbliche
amministrazioni, introducendo il criterio di aggiudicazione sulla base del costo lungo il ciclo di vita
per ridurre la spinta verso il continuo ribasso dei prezzi a scapito dell’ambiente e del lavoro
dignitoso.
6. Completare la rete impiantistica per il riciclaggio e il riuso dei rifiuti
I cittadini che differenziano e i Comuni che attivano servizio di raccolta moderni non devono
essere penalizzati da costi di trasporto elevati per raggiungere impianti di riciclo! È per questo che
è urgente completare in tutte le Regioni il quadro impiantistico per riciclare la raccolta
differenziata e per avviare alla rigenerazione e al riuso i prodotti che possono essere reimmessi sul
mercato. In tutte le regioni devono essere attivi centri di raccolta (con annessi centri di riuso),
impianti per il compostaggio e la digestione anaerobica dei rifiuti organici, impianti per la
valorizzazione spinta delle principali raccolte differenziate e per il trattamento del residuo,
massimizzandone il riciclo (fabbriche dei materiali) almeno su scala di macroregioni. In questa
logica è fondamentale normare in tempi celeri la filiera del riuso e della rigenerazione che
prenderà sempre più piede sul territorio nazionale, per le sue importanti implicazioni ambientali,
sociali e occupazionali.
7. “Chi inquina paga”: lotta allo spreco e prevenzione della produzione di rifiuti
Per prevenire la produzione dei rifiuti, l’unico criterio da adottare è quello previsto dal principio
europeo “chi inquina paga” e della responsabilità condivisa lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti.
Questo deve valere per tutte le utenze, domestiche e produttive, che producono rifiuti. Chi
produce meno rifiuti deve essere premiato ed è per questo che si deve adottare un sistema di
tariffazione esclusivamente puntuale. La nuova tassazione a carico delle famiglie e delle aziende
deve essere equa e premiare i comportamenti virtuosi e non aggravare ulteriormente il peso
fiscale sugli italiani.
Il ministero dell’Ambiente deve approvare il decreto sulla tariffazione puntuale previsto dalla legge
di stabilità approvata nel dicembre 2013. Il nuovo tributo deve essere calcolato solo – come già
avviene efficacemente in centinaia di Comuni – sulla effettiva produzione di rifiuti indifferenziati
residui (determinabile secondo peso, volume o numero dei prelievi dei sacchi o bidoni),
permettendo alle utenze più virtuose di pagare meno, sganciandolo dalla quota relativa ai
cosiddetti servizi indivisibili e garantendo la copertura totale dei costi del servizio.
8. Approvare una legge sul dibattito pubblico per agevolare la realizzazione di impianti di
riciclaggio e riuso
In Italia la scarsa fiducia dei cittadini nelle istituzioni e l’inadeguata trasparenza dei processi
decisionali sono spesso tra i motivi alla base delle proteste quando c’è da costruire un impianto,
anche se utile alla filiera del riciclaggio per ridurre le quantità avviate a smaltimento. Per superare
questa impasse, serve approvare una legge nazionale sul dibattito pubblico sul modello francese
che faciliti il percorso decisionale e garantisca, prima della decisione finale di approvazione del
progetto, la corretta informazione, la discussione del progetto attraverso iniziative pubbliche
stabilendo adeguate regole di partecipazione e la debita considerazione delle osservazioni emerse
da parte di cittadini e portatori di interesse diffuso.
9. Una nuova legge per migliorare il sistema dei controlli ambientali
Dopo il referendum abrogativo sui controlli ambientali del 1993, il nostro Paese si è dotato di un
sistema di Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente. Negli anni la rete dei
controlli si è andata strutturando in maniera non omogenea sul territorio nazionale, con alcuni casi
di eccellenza e altri con maggiori criticità. Per migliorare il sistema dei controlli ambientali nel
nostro Paese è importante diffondere le migliori esperienze già messe in pratica; per procedere ad
un rafforzamento complessivo della rete nazionale dei monitoraggi è necessaria anche una ferma
volontà politica da parte del Governo e delle Regioni italiane. Il periodo di crisi non aiuta, ma
vanno trovate nuove risorse da investire in personale, strumenti di analisi e attività di formazione,
dando priorità a quelle realtà che mostrano evidenti ritardi e maggiori criticità. Occorre approvare
al più presto il disegno di legge in discussione in Parlamento per potenziare il sistema dei controlli
ambientali con un rafforzamento complessivo della rete nazionale Ispra-Arpa di controllo e
monitoraggio.
10. Stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti
Negli ultimi 20 anni sono stati diversi i territori oggetto di commissariamento per l’emergenza
rifiuti. L’unico risultato certo di queste esperienza è stato un mix di sperpero di denaro pubblico,
deresponsabilizzazione degli enti locali, aumento delle tensioni sociali per le decisioni prese
dall’alto e, in alcuni casi, di vere e proprie illegalità. In alcune Regioni ancora in emergenza negli
ultimi mesi si è ancora ragionato della “soluzione” del commissariamento. La storia del nostro
Paese degli ultimi decenni dimostra l’assoluta insensatezza di questo strumento, che va evitato nel
modo più assoluto.