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Wwf: difendere la biodiversità è un affare

Il Fondo mondiale per la natura celebra con i numeri la Giornata mondiale indetta dall’Onu. Gli animali selvaggi sono fonte di guadagno: 500.000 dollari all’anno con il turismo dei leoni, 450.000 con quello dei gorilla

Proteggere la biodiversità non è soltanto un dovere verso il nostro pianeta e verso le generazioni future. E’ anche un investimento economico estremamente redditizio. Basta saperlo sfruttare. Domenica 22 maggio è la Giornata mondiale della biodiversità, e il Wwf ha pensato di celebrarla facendo uno studio su quanto rendono in soldoni gli animali selvaggi protetti nei parchi e in mare. Leoni, gorilla, elefanti, balene e squali sono un’attrazione turistica, e proteggerli nel loro ambiente frutta molto di più che ucciderli o lasciarli scomparire. Insomma: gli animali selvatici valgono più da vivi che da morti. La Giornata mondiale della Biodiversità è stata istituita dall’Onu nel 2001 in ricordo della Convenzione internazionale in materia, adottata a Nairobi il 22 maggio del 1992. Dal 4 al 17 dicembre di quest’anno è in programma a Cancun in Messico la 13/a Conferenza sulla diversità biologica. Il titolo quest’anno è “Includere la biodiversità, aiutare i popoli e le loro fonti di sostentamento”.

Il Wwf ha messo insieme una serie di studi da tutto il mondo sull’indotto turistico che ruota intorno ai parchi e alle aree marine protette. Per esempio, al parco di Amboseli in Kenya, famoso per i suoi leoni, hanno fatto il conto di quanto frutta alla collettività il parco, e hanno diviso la somma per il numero di leoni presenti nella riserva. Bene, ciascun felino rende ben 500.000 dollari all’anno. Stesso discorso per i gorilla, una delle specie più a rischio di estinzione. Nel parco nazionale di Bwindi, in Uganda, ognuno dei 400 esemplari presenti frutta 100.000 dollari all’anno, fra introiti diretti del parco e indotto turistico. Nella Repubblica Democratica del Congo i gorilla valgono ancora di più: quelli del Parco di Virunga rendono 450.000 dollari all’anno.

Sugli elefanti è stato condotto uno studio comparato sul turismo loro dedicato in Kenya, Tanzania, Zambia e Sudafrica. Ogni singolo pachiderma rende in media 23.000 dollari all’anno, 1,6 milioni di dollari in tutta la sua vita. Ovvero, 76 volte quello che rende un elefante abbattuto. Passando dalla terra al mare, il risultato non cambia. A Palau, stato insulare del Pacifico a sud delle Filippine, gli squali della barriera corallina sono un richiamo irresistibile per i sub. Secondo l’Istituto australiano di Scienze Marine, nel corso della loro vita ognuno di questi magnifici predatori marini genera un indotto turistico di quasi due milioni di dollari. Da morto, le sue pinne sulle tavole dei cinesi rendono infinitamente meno. L’osservazione delle balene nel loro ambiente naturale, il cosiddetto Whale watching, secondo l’International Fund for Animal Welfare ha un fatturato globale di 2,1 miliardi di dollari all’anno e dà lavoro nel mondo a 13.000 persone.

Ma perfino animali marini meno affascinanti valgono molto più in mare che nel piatto. Nell’area Marina protetta di Tavola – Punta Coda in Sardegna, tre cernie erano diventate il motivo delle immersioni per centinaia di sub. In dieci anni hanno generato un indotto turistico di 110.000 euro. Se fossero state pescate, sarebbero state pagate 500 euro.

Tratto da: http: repubblica.it